Montecarlo: quello che Fini non dice
di Andrea Di Nicola
Dopo tanti giorni di silenzio l’ex uomo di destra Gianfranco Fini ha detto la sua sulla casa di Montecarlo che la contessa Colleoni lasciò in eredità ad Alleanza nazionale e finita, con singolari triangolazioni, a società off shores.
Dice Fini che quell’immobile di Boulevard Princesse Charlotte si trovava all’epoca (1998) in fatiscenti condizioni e che era inabitabile, tanto da valere, secondo una stima compiuta da esperti, poco più di 400 milioni di lire. Afferma ancora Gianfrye che di conseguenza è stato congruo il prezzo di 300.000 euro al quale l’immobile è stato venduto dieci anni dopo giacché esso rappresentava solamente un peso per il bilancio del partito.
Il tenero Fini (che ha tanto sofferto, poverino!, quando ha saputo che l’appartamento era finito in affitto a Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna Elisabetta, ex compagna di Lucianone Gaucci) non ha chiarito tuttavia due punti fondamentali della vicenda.
Il primo. La valutazione compiuta dagli esperti nel 1998 fu compiuta, se non sbaglio, per iscrivere quell’immobile nel bilancio del partito. Non è che per caso i valutatori hanno tenuto presente proprio questo particolare e si sono tenuti un po’ al ribasso, visto che quell’iscrizione a bilancio avrebbe avuto anche un risvolto fiscale? Giusto per sapere.
<il secondo. Se l'appartamento di Montecarlo era davvero così fatiscente e inabitabile, come mai il partito si è fatto in quattro pur di averlo fra le sue mani? Già, perché - guarda caso - quell'immobile non era compreso nel testamento della nobildonna italiana, ma Alleanza nazionale lo ha preteso invocando la sua qualità di erede universale. Se valeva così poco, se era davvero un peso economico, se insomma tutto era tranne che un affare, perché mai non lo ha lasciato nella disponibilità del nipote della contessa? Giusto per sapere.