La Shoah e la giusta lezione di Cicchitto
di Andrea Di Nicola
Ho conosciuto Fabrizio Cicchitto quando egli era deputato per la circoscrizione Perugia-Terni-Rieti. Io ero giovane giornalista nella redazione reatina dee "Il Tempo" e più volte mi è capitato di dover dar notizia della sua attività politica e delle sue visite (per la verità non troppo numerose, date le cariche che rivestiva anche all'interno del suo partito) al territorio rappresentato.
Sempre, comunque, i miei rapporti con lui (che ben sapeva la mia appartenenza e militanza a destra) sono stati improntati alla massima correttezza e, come molti sanno, anche alla reciproca simpatia. Fra persone che si stimano, questo finisce per essere inevitabile anche se si milita su fronti opposti.
La mia stima e la mia simpatia per l'onorevole Cicchitto vengono totalmente confermate oggi dopo la sua presa di posizione (meglio: presa di distanza) rispetto al ministro Alfano e alla iniziativa di quest'ultimo di voler renedere reato (e quindi punibile con il carcere) il negazionismo.
«Esprimo fin d'ora la mia contrarietà - ha dichiarato Cicchitto - rispetto all'ipotesi di perseguire per legge il negazionismo. Il negazionismo, che è una esercitazione del tutto abietta, va attaccato e sconfitto sul piano storico e culturale, ma non con condanne penali. A mio avviso è inaccettabile sul piano dei principi perseguire qualunque opinione, anche la più aberrante. Come è noto, su questa questione, anche nella comunità ebraica, come è normale, esistono pareri diversi».
Ritengo questa la giusta risposta ad Alfano che ieri aveva annunciato la creazione di un gruppo tecnico per definire una norma che affermi il reato di negazionismo. «Negare la verità significa uccidere una seconda volta le vittime - aveva detto Alfano - La negazione della Shoah non è un'opinione, ma è il risultato di una operazione che si colloca all'opposto dei valori delle nostre democrazie». Ma può bastare questo per mandare in carcere qualcuno? Per Cicchitto no, e io sono d'accordo con lui.