Di Pietro indagato: e la poltrona?

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

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di Andrea Di Nicola

Il contadino di Montenero, moralizzatore d’Italia ed eroe delle manette tintinnanti è stato indagato per truffa sui rimborsi elettorali dopo un esposto presentato dall’ex amico e già esponente dell’Idv Elio Veltri.

Sotto la lente d’ingrandimento del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del sostituto Attilio Pisani sono finiti l’incasso dei rimborsi avvenuto non da parte del movimento politico Italia dei Valori, bensì dall’associazione privata “Italia dei Valori”, costituita dallo stesso Di Pietro con altre persone. Secondo Veltri, l’illecita attribuzione dei rimborsi sarebbe avvenuta tramite false autocertificazioni. Ma per Di Pietro, che afferma di aver già chiarito a suo tempo la vicenda (/ma allora perché i magistrati indagano?), associazione e movimento politico Italia dei Valori sono la stessa cosa.

La storia dei rimborsi di Di Pietro è davvero lunga. Sentite qualche esempio. 

. In Friuli l'ex militante Alessandra Battellino sigla un accordo col presidente Illy in base al quale ogni partito avrebbe poi ceduto una parte dei rimborsi al candidato-presidente: vinte le elezioni, tutti rispettarono l'impegno preso. Tranne uno: Antonio Di Pietro. Che fece il bis con la candidata alla Provincia di Genova, Anna Maria Pannarello, che dovette rimborsare di tasca sua il presidente Repetto.Regionali 2003 

. Veltri, Achille Occhetto e Giulietto Chiesa entrano nel parlamento di Strasburgo con una lista civica collegata all’Idv. Chiedono quindi la parte loro spettante del rimborso della campagna elettorale. Tonino riofiuta e Giulietto Chiesa gli rispose affermando a un giornale: «Si tenga pure il malloppo». Di Pietro querelò, naturalmente. Però perse la causa.Europee 2004 

Regionali 2005. In Calabria Giuseppe Pierino promuove il listone di centrosinistra «Progetto Calabrie» che ha corso con l'Idv. Come ha scritto il Giornale, al momento di incassare il rimborso (85mila euro) ogni riferimento a Pierino era sparito nell'autocertificazione presentata alla Camera dall’eroe dalle Mani pulite.

Solo casi? Forse, ma leggete ancora qui sotto. 

Il professore Aldo Ferrara, ex coordinatore del partito in Toscana, era tra i candidati del 2000  e, come da prassi, pagò una quota al partito per la candidatura: 50 milioni di fideiussione con versamento intestato alla tesoreria dell'Idv. Sbatte la porta il 31 gennaio del 2001: i 50 milioni li rivede solo dopo un braccio di ferro estenuante con la banca e con la signora Mura (amministratrice dell’Idv) che non volevano restituirli. Non rivide mai più invece i 40 milioni spesi per il partito in Toscana. 

Stessa disavventura al vicequestore della Dia Giovanni Aliquò. Dopo le elezioni del 2001 presentò alla corte d'Appello di Napoli le spese sostenute pari a 6 milioni di lire, spese documentate fattura per fattura. Non ha visto una lira di rimborso. Salvatore Procacci, ex capo Idv in Umbria, iniziò invece a stare sulle scatole a Tonino non appena chiese gli venissero rimborsati almeno i 20mila euro spesi per mandare avanti il partito. Battono cassa da anni anche Wanda Montanelli, ex coordinatrice delle donne Idv, che si domanda dove siano finiti i 600mila euro iscritti negli ultimi bilanci del partito; Domenico Porfido, molisano come Tonino, non ha mai ricevuto un centesimo degli 84 milioni di lire spesi in campagna elettorale; stessa sorte per Lorenzo Lommano (25 milioni di lire) e Dante Merlonghi (55mila euro). E la fila può continuare…

Se Tonino ha commesso reati, ne risponderà alla Giustizia. Ma a questo punto alcune domande sul versante politico sono d’obbligo. 

La prima. Via gli indagati dal Parlamento. Il nostro contadino ha sempre gridato questa frase. Ora che lui è indagato (per truffa, come un berlusconiano qulsiasi!), cosa farà? Che aspetta a dimettersi? 

La seconda: Beppe GrilloMarco Travaglio, da anni moralisti del kaiser, come mai tacciono sul boss dell'italia dei valori (immobiliari)? Perché tacciono allo scandalo? 

La terza. L’Idv= Italia della vergogna?

 

 

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