Un Convegno su Roma Capitale. A chi serve?

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

di Adolfo Morganti
Presidente di Identità Europea

Cari Amici della Fondazione Nuova Italia,
grazie per l'invito al convegno del 18 settembre sul 140° di Roma Capitale. Non ci sarò perché non mi è moralmente possibile esserci.
Non credo e spero che Voi non siate stati coinvolti nella preparazione del Convegno in oggetto, se non altro perché il suo Programma contraddice frontalmente tutto quanto il vostro Presidente, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha sempre sostenuto attorno alla necessità di dare, di quei decenni cruciali, una rappresentazione che esulasse sia dai triti schemi conformistici sia dalle tentazioni secessioniste leghiste.
Non parlo del fatto che di tutto il mondo cattolico vicino alla Fondazione sin dalla sua costituzione NESSUNO sia stato ritenuto degno di presenziare.
Non cerco certamente di sventolare i miei personali crediti né quelli di Francesco Mario Agnoli né quelli di altri Amici che da 20 anni lavorano su questo fronte.
Ma certamente, lasciar parlare di Pio IX Riccardi e Ricci, illustri studiosi politicamente correttissimi, garantisce una ferrea obbedienza agli schemi retorici di marca liberal-massonica sulla figura di questo Pontefice, e quindi per suo tramite di tutte le vicende che dal 1848 giungono al 1870 ed oltre.
L'assenza di criticità storiografica è radicalmente assicurata.
Restringere il novero dei relatori che parleranno di Roma e il Risorgimento a: Mola, storico ufficiale del Grande Oriente d'Italia, Villari, post-marxista dimentico persino della criticità gramsciana, e Perfetti, liberal-massone "di destra" (quando l'esserlo non è costato nulla, of course), dichiara la precisa volontà di impedire quel dibattito che ovunque in Italia si sta alzando ESATTAMENTE attorno ai nessi fra massoneria, politica estera inglese e progetti unitari centralistici piemontesi; tra rifiuti savoiardi di ogni articolazione federalista e tentativi di espianto del radicamento cattolico in Italia e in Roma; fra oppressione liberale e insorgenze popolari.
Dubito fortemente che con una sfilata di ottobassi di quel calibro si esca dalla più trita e banale retorica da Libro Cuore o da Legge Casati.
Potrete verificare voi stessi se da quel dibattito emergeranno anche solo pallidi cenni sui dati più salienti e rimossi del rapporto fra la città di Roma e il processo unitario quali ad esempio:

a) la totale assenza di mobilitazione del popolo romano nel 1870 a favore dei piemontesi, e la sua concreta collaborazione fino al 20 settembre con le legittime autorità pontificie.
b) il vastissimo movimento di volontariato internazionale in difesa del Papa dal 1860 al 1870, che portò a Roma migliaia di combattenti da tutto il mondo.
c) la gratuità e l'ampiezza delle distruzioni che la città di Roma patì il 20 settembre 1870 DOPO LA RESA pontificia, a cura dell'artiglieria piemontese che cercò di replicare a Roma il massacro di civili di Gaeta cannoneggiando l'inerme città per più di dieci ora dopo la diffusione della resa, voluta dal Papa proprio per non sottoporre la città a distruzioni immani, così come proprio Gaeta aveva sofferto pochi anni prima.
d) la lunga serie di saccheggi, stupri, profanazioni e violenze contro le popolazioni inermi che accompagnarono l'avanzata delle truppe garibaldine nel Lazio verso Roma.
e) la lunga e tragica tradizione terroristica mazziniana che proprio in Roma, con l'assassinio di Pellegrino Rossi, impedì con il terrorismo dopo il 1848 la realizzazione di un percorso unitario federalista e rispettoso delle diverse identità culturali e dell'identità religiosa dei popoli di Roma, del Lazio e dell'Italia tutta.
f) La terribile scia di persecuzioni anticattoliche che il popolo di Roma dovette subire DOPO IL 1870, protette e istigate dal nuovo potere piemontese.


E l'elenco sarebbe molto lungo ancora. Io non sarò presente proprio perché non mi sono mai assuefatto alle verità di corridoio, e non vorrei esser costretto ad interrompere il prevedibilissimo profluvio di banalità, rimozioni e balle a suon di sediate.
L'ultima sessione appare la più equilibrata: almeno accanto a due illustri esponenti della comunità ebraica, uno di "destra" (sempre che un teocon "ateo devoto" possa essere definito tale) e uno di sinistra, compare almeno una figura di cattolico, Vittorio Messori. Uno su tre è quasi una partita alla pari, rispetto alle altre. E Messori non ha certamente bisogno di spalle per reggerla.
La sintesi è una: che vi è successo? Avete rinunciato a fare cultura? O l'avete delegata ad altri? Chiunque questi siano, sappiate che remano contro, frontalmente, a tutto quanto abbiamo detto, sperato, costruito da dieci anni fino ad oggi. I motivi non li conosco né mi interessano, anche se sono immediatamente percepibili. E in questo modo non si rende nemmeno un buon servizio al Sindaco, confondendolo con uno qualsiasi dei sindachelli repubblicani o liberali che, seguendo gli ordini del GOI, qua e là per l'Italia stanno con la fotocopiatrice predisponendo "festeggiamenti" per il 150° che si risolvono nell'ammuffita apologia della Trimurti Cavour, Mazzini e Garibaldi.
Con una fifa blu che qualcuno si alzi e gridi che il Re è nudo.
Abbiamo (o meglio, avete) fatto infine un grosso favore alla Lega, che continuerà a raccogliere il consenso di tutti coloro, anche ben sotto al Po, che di questa ammuffita retorica liberale ne hanno le tasche piene.
Io ho smesso di sperare che il nostro lavoro ventennale in argomento costituisca titolo di merito per essere tenuti presenti. Anzi, forse è proprio esso che l'impedisce.
Mi spiace solo per voi e per Roma... Un'ennesima grandiosa occasione completamente persa.
Ovviamente mi piacerebbe scorrere gli Atti di questo Convegno, per vedere se mi sono sbagliato fragorosamente. Ma scommetto una cena di tartufo sul mio Appennino che non sarà così.
Pensateci sopra un poco... E ricordate la scommessa!

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