Le bugie di Saviano...
Ma quante bugie e mezze verità (anche le mezze verità, diceva un saggio,
sono bugie)
racconta Saviano?
Mi sa proprio che sono tante, tante, tante. A cominciare da quelle sulla sua nuova trasmissione con Fabio Fazio fino a quelle pubblicate sul suo best-seller "Gomorra".
Da dove cominciamo? Sì, cominciamo dalla Rai. Anche se c'è da dire poco perché Saviano si è ben contraddetto da solo scivolando sulle trattative con Benigni, Albanese eRossi.
Certo, a margine delle sue dichiarazioni ad ANNOZERO, sentirlo fare l'elogio del capitalismo e del mercato è stato un cazzotto nello stomaco. Mai suo è pensiero impegnato, impegnato sempre più a fare soldi: che la Rai sia un servizio pubblico non c'entra niente, è il libero mercato, signori, e dunque, come ha detto la concitata Conchita a Annozero "è come per i calciatori". Evviva.
Ma le bugie di Saviano, quelle più pesanti, veri e propri macigni, sono due, e tutti e due legati alla sua produzione letyteraria.
La prima gliel'ha contestata Umberto Santino, presidente del Centro "Giuseppe Impastato" durante una trasmissione a Radio Città Aperta:
«Quanto scrive Roberto Saviano, in merito alla storia di Peppino Impastato, nel libro “La parola contro la camorra” è assolutamente menzognero». Olè.
Continua Santino: lo scrittore, tra le tante storie (Pippo Fava, Giovanni Falcone, Don Peppe Diana ecc.) cita anche quella di Peppino Impastato. Secondo Saviano il famoso film di Marco Tullio Giordana, “I cento passi”, avrebbe recuperato la memoria del militante politico e giornalista, assassinato dalla mafia la notte tra l'8 e il 9 maggio del '78, ma soprattutto contribuito alla riapertura del processo.
«Tutto falso - attacca Santino - le indagini, e non il processo come dice Saviano, sono state riaperte prima che il film venisse presentato al Festival di Venezia (31 agosto 2000). Saviano in poche righe ha cancellato più di trent'anni di lavoro portato avanti dai familiari, dai compagni e dal Centro, cominciato già il giorno dopo l'assassinio di Peppino. Un lavoro che è riuscito ad ottenere due risultati storici: la condanna di Badalamenti e del suo vice Vito Palazzolo, e il riconoscimento da parte della Commissione Antimafia che tutto quello che noi dicevamo sul depistaggio operato dalle forze dell'ordine e dal magistrato Martorana era esatto. Anche su questo Saviano dà prova della sua ignoranza, perchè non è stata Cosa Nostra ad aver diffuso la voce che si fosse trattato di un attentato kamikaze ma il procuratore capo Martorana. Dal punto di vista giudiziario dunque, il film non ha avuto nessuna influenza».
E l'altra bugia letteraria?
Ce la ricorda sempre Santino e riguarda il giornalista freelance Simone Di Meo che ha finalmenteottenuto dalla Mondadori (solo dall'undicesima ristampa) l'inserimento del suo nome nel libro "Gomorra", dopo aver intentato causa sempre contro Saviano per l'utilizzo nel suo libro di ampi stralci di inchieste condotte dal freelance senza nemmeno citarlo.
Anche così si fanno i soldi? Scriveva l'altro giorno Luca Mastrantonio su "Il Riformista":
"chi è oggi Saviano? Ancora uno scrittore o una pop star della cultura di massa? Un discendente di Sciascia e Pasolini o un collega di Bono Vox o Tony Blair, Marco Travaglio o Melissa P? Anche la ninfetta orgiastica pare avercela con Berlusconi, contro la censura... ".
(a.d.n.)