I soldi di Zucchero

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

di Andrea Di Nicola

All'anagrafe è chiamato Adelmo. Di cognome fa Fornaciari. In arte Zucchero.

Lo ricordo tre anni fa, verso ferragosto, in Sardegna, Costa Smeralda, quando in cambio di soli 100.000 euro (il salario lordo di un anno intero di 4 operai, di quelli che vanno in tuta blu), lui, il re del blues italiano prima si mise a cantare e poi, con disprezzo e rabbia, si fece trasportare dalla sua "sana e inconsapevole libidine", e sputò addosso a quei ricconi con la pancia piena che lo stavano ad ascoltare. Poi li sfanculò per bene. E se ne andò.

Tosto l'Adelmo!  Che cazzo volete voi ricconi! La mia musica? Toh! Vi sputo addosso. Io canto per beneficenza (mia, ovvio... 100.000 euro per mandarvi a farvi fottere sono solo una miseria). Mica mi arricchisco come voi, mica nascondo i soldi io come fanno gli altri!

Tosto l'Adelmo! E subito Francesco Merlo lo immortalò su Repubblica con un articolo che esaltava l'eroe di Porto Cervo, il combattente duro e puro, capace di mettersi contro la feccia capitalista. 

Sì, perché il denaro non è tutto, anzi è zozzume. C'è ben altro nella vita e solo la sinistra insegna ad essere diversi dagli altri. E Zucchero a Porto Cervo ha dato la giusta lezione a questa gente infame. 

Forte l'Adelmo. Lui non fa come gli altri. No, lui i soldi li imbuca a San Marino, nella Smi Bank, l'istituto del conte Pasquini.

Grande l'Adelmo! Pronto a disprezzare il denaro altrui e a proteggere il proprio oltre confine.

Sarà volgare, ma ha ragione un amico mio quando dice: "I moralisti di sinistra? Oh com'è comodo fare i froci con il culo degli altri!".

 

 

 

 

 

 

 

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