Due pesi e due misure: ecco la giustizia politico-sportiva
di Andrea Di Nicola
L'aver fatto il saluto romano («con il braccio destro teso ed alzato, con le dita della mano serrate», è scritto in una nota della Figc) il 14 marzo scorso mentre assisteva alla partita Lazio-Bari è costato il deferimento all'argentino Mauro Zarate. Lo rende noto un comunicato della federcalcio con cui si precisa che il procuratore federale Stefano Palazzi ha ravvisato in questo comportamento una violazione «ai principi di lealtà, correttezza e probità».
Questo si legge sulle agenzie stampa di oggi.
Vorremmo chiedere a Palazzi e agli altri tipi come lui: ma quando Lucarelli saluta a pugno chiuso come mai tutto va bene, madama la marchesa? Come mai Palazzi e colleghi non lo deferiscono?
Le domande sono d'obbligo perché crediamo - ragionando secondo l'ottica di questi magistrati sportivi (e non solo) - che tutti e due i giocatori abbiano diritto allo stesso trattamento e che Palazzi e soci abbiano il dovere di riservare pari trattamento nei confronti di chi esprime la propria passione politica.
Questo, ovvio, secondo Palazzi e chi ragiona in maniera politically correct. Perché secondo me non andrebbero deferiti né Zarate né Lucarelli: hanno espresso ed esprimono una loro personale visione politica che non può e non deve essere censurata dalla magistratura. Guai a quella società dove si ha paura dei fantasmi e dove sono i magistrati a stabilire i principi politici ai quali credere e le bandiere da riverire.