A proposito della condanna di Storace 2: la nostra solidarietà
Esprimo tutta la mi solidarietà agli amici Francesco Storace e Nicolò Accame e a tutti coloro che sono stati condannati attraverso una sentenza che ha dell'inverosimile perché fondata su dichiarazioni false.
«L'indiscriminata serie di condanne con cui si è concluso il processo al senatore Storace e ad altri imputati del cosiddetto Laziogate - ha detto l'avvocato Pino Pisauro che difendeva Nicola Santoro, il militante di An condannato a un anno di reclusione - dimostra un paradosso tutto italiano: sono stati condannati anche coloro che avevano dimostrato che le liste elettorali presentate dall'onorevole Mussolini erano state falsificate».
Il difensore dell'ex governatore della Regione Lazio Giosuè Naso ha aggiunto: «Si tratta di una sentenza politica, come purtroppo temevamo che accadesse dopo tre anni di dibattimento e 43 udienze. Ora attendiamo le motivazioni... Ad ogni modo la decisione presa oggi è sconcertante». Non c'è nemmeno un'intercettazione a mio carico - ha annotato Storace - sono stato condannato per avere denunciato un reato alla magistratura».
«Per quanto mi riguarda - ha dichirato Nicolò Accame -, la sentenza di condanna io l'ho ricevuta cinque anni fa. Quando le forze dell'ordine frugarono nel cuore della notte in casa di mio padre di quasi 80 anni e quella mia, dove vivevo con miei figli di quattro e un anno senza peraltro trovare nulla. Cinque anni fa quando fui sospeso dal mio lavoro di direttore generale del ministero della Salute in quanto 'soggetto pericolosò salvo poi essere sbattuto fuori definitivamente con un decreto». L'ex portavoce di Francesco Storace, Nicolò Accame, è stato pure lui condannato oggi, nell'ambito del processo Laziogate, a due anni di reclusione. «Cinque anni fa - prosegue - quando fui sospeso dall'ordine dei giornalista al quale ero iscritto da oltre dieci anni. Tutto questo per aver denunciato una truffa a danno della democrazia, truffa per la quale è stata patteggiata una pena. Tutto questo con un castello accusatorio basato sulle accuse di un disoccupato psicolabile. Acqua passata, guardo avanti. Oggi, cinque maggio 2010, come direbbe mio padre "me ne frego"». (a.d.n.)