A proposito della condanna di Storace 1: ma che Italia è questa?

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

di Francesco Storace

Ad Alessandra Mussolini il suo avvocato non ha ancora detto che non c’è stata nessuna condanna per la manipolazione della firme false della sua lista, al punto che non dovrò alcun risarcimento economico a questa signora che si dispera perché non farò un giorno di prigione. E’ una dichiarazione che le fa indubbiamente onore.
Non credo che invece faccia onore al senso di giustizia quanto accaduto a conclusione di un processo incredibile, quello chiamato Laziogate. Sono stato condannato ad un anno e mezzo e altre condanne sono state inflitte agli altri imputati, persino a Vincenzo Piso (otto mesi) per il quale il pm aveva chiesto l’assoluzione.
Ero accusato di aver istigato l’incursione anagrafica al Comune di Roma, che dimostrò che le firme di Alternativa sociale – la lista che ci fece perdere le regionali del Lazio nel 2005 – erano false. Sono stato condannato a un anno e mezzo, dopo 43 udienze – nemmeno fosse un processo di mafia… – senza che mai in aula sia stata prodotta una sola prova su come, dove, quando io abbia effettuato l’istigazione. Senza che ci fosse una sola intercettazione a mio carico.
Denunciare un reato – la presentazione di una lista senza requisiti di legge – merita una condanna.
In queste ore rifletterò e molto. Parlerò con i miei avvocati, Giosuè Bruno Naso e Memmo Marzi – due straordinari professionisti la cui passione nella mia difesa non dimenticherò mai – perchè non voglio regali dalla giustizia.
Vedremo come accontentare Alessandra Mussolini: di fronte a tutto questo il carcere è la prospettiva che meno mi spaventa, non intendo avvalermi dell’indulto ne’ di alcun beneficio.
So solo che questa storia mi è già costata una sofferenza indicibile, la delusione è enorme.
Caduta l’accusa di spionaggio – e chi lo scrive ancora si beccherà querele – caduta l’accusa di associazione a delinquere, ora è stata almeno spazzata via l’accusa di aver sabotato la lista Mussolini. No, se lo sono fatto da solo. Ma per la magistratura questo non conta. Non si poteva assolvere chi avevano costretto a dimettersi da ministro.
Mi chiedo solo se vale la pena di andare avanti. La mia comunità – e se permettete la mia famiglia – non merita tutto questo.

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post
S
<br /> Ma Dario Pettinelli, ex addetto all'Ufficio Comunicazione e Relazioni esterne della Regione Lazio, e poi grande accusatore del suo datore di lavoro Storace, non ha per caso già patteggiato una pena<br /> per i suoi intrallazzi ne Laziogate pagando 3.420 euro?<br /> <br /> <br />
Rispondi