An... il regno dell'amnesia

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

di Francesco Storace
La politica dell’amnesia in chi non ha più memoria è consequenziale. Ed è quello che capita a quei parlamentari che da Alleanza nazionale hanno fatto il balzo di carriera nel Popolo delle libertà. Ormai lo scontro c’è, non è nascosto, e alcune decine di deputati e senatori hanno scritto a Berlusconi su iniziativa apparente di Italo Bocchino per sollecitare un riequilibrio della coalizione di governo, troppo sbilanciata in direzione Lega.
Non hanno torto a dirlo, hanno avuto torto a subirlo.

Ricordo ancora la campagna elettorale delle elezioni politiche, quella che doveva segnare il trionfo del bipartitismo, “escludendo quelli che ci fanno litigare”. Pare di capire che litigano lo stesso.
Se la sono cercata, potremmo dire…
E’ noto che La Destra, che pure con i suoi parlamentari aveva contribuito a buttare giù il governo Prodi – nel Senato dove la maggioranza spesso la spuntava per un voto eravamo in tre – fu esclusa dalla coalizione che doveva mandare a casa la sinistra. Rifiutammo di sciogliere un partito appena nato, privilegiammo la coerenza rispetto alla comodità della poltrona che invece contagiò chi diceva di pensarla come noi.

Ma tant’è, acqua passata. Però non si dica che non si sta realizzando esattamente quello che avevamo previsto. Nel momento in cui, per veti personali legati all’addio ad Alleanza nazionale – che del resto poi si è sciolta – ci fu impedito di gareggiare ad armi pari, contro di noi si abbattè la bufera del voto utile. Risultato, i voti alla Lega furono ingrassati da copiosi consensi in uscita dal partito di Fini, i cui parlamentari oggi protestano contro Berlusconi.
A Bossi arrivarono in dote 60 deputati con l’8 per cento dei voti. Sarebbero stati almeno una ventina in meno con il nostro 2,5%. E forse di meno ancora, perché magari in coalizione non ci saremmo fermati a circa un milione di voti.

E’ inutile piangere sul latte versato, dunque; sono stati nominati e adesso protestano con chi li ha portati in Parlamento. Certo, i loro nomi li ha fatti Fini e non Berlusconi e pure parte di loro se ne è già dimenticata. Ma tutti insieme obbedirono alla cancellazione del diritto a lottare per le proprie idee, come fu negato a noi.
E adesso protestano perché le loro idee – in certi casi un po’ curiose, diciamo… – non hanno diritto di cittadinanza, sono minoritarie nel partito che hanno subito. Si accontentino dello stipendio.

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