A proposito di inno nazionale, quanto rumore per nulla!
di Andrea Di Nicola
Premetto di non essere un fan di Bossi e della Lega anche se quest'ultima riesce a coltivare a volte sentimenti ed idee a me vicini. Devo però anche precisare di non essere nemmeno un fan della concezione giacobina, rigidamente statolatrica, per la quale ogni uomo è definibile univocamente con la sua appartenenza allo stato (la Nation della Rivoluzione francese), universo totalitario e totalizzante, il solo che possa pretendere la assoluta fedeltà del suddito o del cittadino.
Detto ciò, posso in piena libertà di coscienza affermare shakespearianamente che si sta solo facendo un gran casino con la questione dell'inno di Mameli che tutto è tranne che inno nazionale.
Se da unha parte Bossi e Lega le sparano grosse per monetizzare poiliticamente il malessere del Nord, dall'altra parte (Pdl e Pd sempre uniti nella lotta!) si ciurla nel manico.
Quello di Mameli, torno a ripetere infatti, NON è l'inno d'Italia. Il 12 ottobre 1946 il Consiglio dei ministri repubblicano, su proposta di Cipriano Facchinetti respoinsabile del dicastero della Guerra, decise che in futuro avrebbe proposto uno schema di decreto per il "provvisorio" uso di Fratelli d'Italia quale inno nazionale. Per il momento l'inno avrebbe sostituito la Marcia reale (indubbiamente pù bella, più solenne e meno banale) nelle cerimonie di giuamento dei soldati.
Di inno nazionale, però, si tornò a parlare solamete nel 2002. Il 19 settembre, durante la XIV Legislatura, fu avanzata la proposta di legge n. 3170 (firmatari: Ghiglia, Mancuso, Del Mastro Delle Vedove, Meroi, La Starza, Arrighi, Bellotti, Malgieri) per il riconoscimento dell'Inno di Mameli quale inno ufficiale italiano. La proposta, che portava il n. 3170, il 17 novembre 2005 ottenne il parere favorevole della Commissione Affari Costituzionali.
Nel corso della XV Legislatura il 18 luglio 2006 venne presentato, questa volta al Senato, un disegno di legge (Atto del Senato 821, firmatari Grillo, Amato, Stanca, Selva, Pastore, Piccioni, Ramponi, Possa, Maffioli, Izzo, Comincioli, Asciutti) per modificare l'art. 12 della Costituzione (aggiungere: "L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia"). Il disegno di legge venne assegnato in sede referente, il 12 settembre successivo, alla I Commissione permanente (Affari costituzionali). E lì giace ancora. Per fortuna.
Già: per fortuna. Perché si è ancora in tempo (ma ce n'è la volontà?) per sceglierne uno più bello, più coinvolgente e meno... massonico!
Premetto di non essere un fan di Bossi e della Lega anche se quest'ultima riesce a coltivare a volte sentimenti ed idee a me vicini. Devo però anche precisare di non essere nemmeno un fan della concezione giacobina, rigidamente statolatrica, per la quale ogni uomo è definibile univocamente con la sua appartenenza allo stato (la Nation della Rivoluzione francese), universo totalitario e totalizzante, il solo che possa pretendere la assoluta fedeltà del suddito o del cittadino.Detto ciò, posso in piena libertà di coscienza affermare shakespearianamente che si sta solo facendo un gran casino con la questione dell'inno di Mameli che tutto è tranne che inno nazionale.
Se da unha parte Bossi e Lega le sparano grosse per monetizzare poiliticamente il malessere del Nord, dall'altra parte (Pdl e Pd sempre uniti nella lotta!) si ciurla nel manico.
Quello di Mameli, torno a ripetere infatti, NON è l'inno d'Italia. Il 12 ottobre 1946 il Consiglio dei ministri repubblicano, su proposta di Cipriano Facchinetti respoinsabile del dicastero della Guerra, decise che in futuro avrebbe proposto uno schema di decreto per il "provvisorio" uso di Fratelli d'Italia quale inno nazionale. Per il momento l'inno avrebbe sostituito la Marcia reale (indubbiamente pù bella, più solenne e meno banale) nelle cerimonie di giuamento dei soldati.
Di inno nazionale, però, si tornò a parlare solamete nel 2002. Il 19 settembre, durante la XIV Legislatura, fu avanzata la proposta di legge n. 3170 (firmatari: Ghiglia, Mancuso, Del Mastro Delle Vedove, Meroi, La Starza, Arrighi, Bellotti, Malgieri) per il riconoscimento dell'Inno di Mameli quale inno ufficiale italiano. La proposta, che portava il n. 3170, il 17 novembre 2005 ottenne il parere favorevole della Commissione Affari Costituzionali.
Nel corso della XV Legislatura il 18 luglio 2006 venne presentato, questa volta al Senato, un disegno di legge (Atto del Senato 821, firmatari Grillo, Amato, Stanca, Selva, Pastore, Piccioni, Ramponi, Possa, Maffioli, Izzo, Comincioli, Asciutti) per modificare l'art. 12 della Costituzione (aggiungere: "L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia"). Il disegno di legge venne assegnato in sede referente, il 12 settembre successivo, alla I Commissione permanente (Affari costituzionali). E lì giace ancora. Per fortuna.
Già: per fortuna. Perché si è ancora in tempo (ma ce n'è la volontà?) per sceglierne uno più bello, più coinvolgente e meno... massonico!
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