Ladignità della morte

Pubblicato il da Andrea Di Nicola

Questo caso, lacerando l'Italia e costringendoci a riflettere, ha messo in luce tutte le ambiguità che stanno dietro le ideologie, in apparenza pietose, della morte dignitosa e della libertà di disporre della propria vita. E fa capire, più di mille discorsi, quale può essere la deriva di una società che decide chi non è più "degno di vivere" promuovendone la morte, una società per cui la morte diventa un confine convenzionale e non naturale, quindi da definirsi attraverso leggi e pareri medici. Il tutto sempre velato dal mito della libertà individuale, che sembra raggiungere il suo apice nell'ottenimento del diritto di decidere della propria fine.

Questo discorso risulta poi particolarmente fuori luogo, e giustificato solo dall'ideologia, se lo confrontiamo con il modo in cui si muore nelle nostre società occidentali:  chiunque ha assistito un parente gravemente malato sa che fino all'ultimo al paziente viene celata la prossimità della morte, come se fosse qualcosa di indicibile e insopportabile, per lui e per le persone che gli stanno intorno. In genere, oggi si tende a circondare la morte di veli, facendo di tutto per ignorare che si sta per morire:  e questa sarebbe la morte dignitosa? Dal momento che la morte è parte fondamentale della vita umana, questa sua rimozione, sulla quale sono state spese tante pagine di storici, sociologi e filosofi - senza però incidere sulla realtà del vissuto - costituisce una prova dell'abbrutimento culturale in cui viviamo.
Se non si ha il coraggio di guardare negli occhi una persona cara che sta per morire, dicendo la verità e aiutandola, come si può parlare di morte dignitosa per Eluana? Come possiamo discutere di "disponibilità della vita"? È da lì che dobbiamo cominciare per pensare a una morte davvero dignitosa, senza lasciarci condizionare dalle ideologie di chi vorrebbe decidere per una persona debole, quando non è più in grado di difendersi (art. di Lucetta Scaraffia).

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E
Perfettamente in linea, tutto l'altro è Eutanasia. Solo chi non crede nella vita può inneggiare alla falsa libertà di richiedere la morte.
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